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Inquadratura, luce, grandangolo….solo alcuni aspetti di uno shooting professionale.

Dietro ogni capolavoro visivo si cela un creativo appassionato e talentuoso, dedicato a plasmare qualcosa di straordinario con il proprio tempo e la propria energia. Il design e la fotografia vanno di pari passo, non sono solo discipline creative, ma anche strumenti potenti per connetterci al mondo che ci circonda.

Nella nostra intervista esclusiva con Alessandro Gloder, fotografo professionista e architetto di formazione con oltre vent’anni di esperienza nel settore, ci addentreremo nella magia che si cela dietro il risultato finale di un vero professionista dell’immagine. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Alessandro, è un piacere ospitarti nel nostro ufficio per conoscerti meglio, ci puoi raccontare chi sei e qual è il tuo lavoro?

Certo, mi chiamo Alessandro Gloder sono un fotografo professionista e architetto di formazione; lavoro a Verona nell’ambito della fotografia da circa vent’anni. Conduco, insieme a mia moglie Elisa, una galleria di fotografia situata nel cuore di Verona dove espongo i miei progetti fotografici. Parallelamente, mi occupo di fotografia di architettura per agenzie immobiliari, studi di architettura e tutto il mondo dell’hospitality.

Cos’è per te la fotografia?

Dopo quasi quarant’anni che fotografo, per me la fotografia è uno stile di vita; fotografo sempre, anche quando non ho la macchina fotografica con me. Osservo le cose, le persone, la natura, i paesaggi, immaginandomeli nelle mie fotografie. Non potrei fare a meno di fotografare. Ormai la fotografia è parte di me e di quello che sono. Un legame indissolubile come immagino possa essere quello tra uno scrittore e i suoi scritti. Una tensione costante mi lega all’idea della rappresentazione fotografica dei mondi che ho in testa.

Hai sempre fotografato allo stesso modo?

Qui bisogna fare una distinzione tra la fotografia professionale e la fotografia artistica. A livello professionale ho sempre cercato di restare al passo con i tempi seguendo il progredire della tecnologia, sfruttandola a mio favore. Diversamente, nell’ambito artistico, cerco di mantenere sempre viva quella curiosità che avevo fin da bambino e che mi ha portato fra l’altro a fare parecchi viaggi attorno al mondo. Cerco la bellezza nelle cose e poi la metto in linea con il mio pensiero.

Quindi due grandi mondi fotografici, potresti raccontarci meglio?

Nell’ambito professionale oggi mi occupo prevalentemente di fotografia di architettura, ma in vent’anni di carriera ho fotografato in diversi ambiti, sia in Italia che all’estero: dalla fotografia industriale, al ritratto, alla moda allo still-life. Questa per me è stata un’ottima palestra per crescere professionalmente sia come persona che come fotografo. Ricordo ancora oggi la tensione e il senso di responsabilità che avevo quando, le prime volte, le aziende mi mandavano a fotografare in Nord Europa o negli Stati Uniti: non si poteva sbagliare. Il mettermi in gioco come artista, invece, è arrivato successivamente: serviva più maturità e coscienza per creare delle opere fotografiche. Può succedere che io esca di casa con l’idea di fotografare con gli occhi ed il cuore aperto e lasci che siano le fotografie ad entrare dentro di me. Ma più frequentemente lavoro per progetti o meglio, per serie fotografiche, forse a causa della mia formazione da architetto. Credo infatti che le fotografie si formino prima dentro la mia testa e solo successivamente, quando tutto è a fuoco, cerco corrispondenza con la realtà. Costruisco i miei scenari mescolando le mie esperienze che attingono un po’ ovunque: dalla musica, ai libri, ai film, ai viaggi.

Cosa consiglieresti ad una persona che vuole avvicinarsi al mondo della fotografia?

Considerate la fotografia come un linguaggio: fotografare significa scrivere con la luce. Come avete imparato l’alfabeto e la grammatica per scrivere e comunicare verbalmente, cercate di capire l’alfabeto della luce e la grammatica della composizione. Con una fotografia possiamo comunicare una parola, una frase o un concetto, ma per farlo bisogna conoscere questo linguaggio. “Non colui che ignora l’alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l’analfabeta del futuro”. László Moholy-Nagy.

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